Un uomo e un sogno avverato, sintesi ideale fra la geniale intraprendenza dei
bergamaschi e le aspirazioni di un’epoca che guardava al futuro con coraggio ed
entusiasmo. Giuseppe Nosari, nato a Gandino alla fine dell’800, è stato un vero
e proprio pioniere nella costruzione e nell’utlizzo di aerei a motore. Nel
centenario della sua tragica morte avvenuta nel 1913, Gandino ha ricordato
Nosari con una mostra documentale e filatelica, cui si sono abbinati due annulli
postali straordinari di Poste Italiane, con un folder illustrato e due cartoline
speciali. A dominare la mostra (ricca di documenti d’epoca) è stata la raccolta
tematica«Aviazione 1907-1913» presentata da Costantino Gironi, presidente
dell’Associazione Italiana di Aerofilatelia.
La storia Nosari è rimasta quasi inedita per tanti decenni, ripresa nel libro
«Gandino, la storia» edito dal Comune nel 2012 e ora ulteriormente indagata.
Giuseppe Nosari, nacque a Gandino il 24 marzo del 1883 e rimase orfano di padre
in giovanissima età. Si dimostrò capace meccanico e fu assunto dalla famiglia
Pesenti ad Alzano. Quando nel 1903 i fratelli Wright riuscirono a compiere il
primo volo con un mezzo motorizzato più pesante dell’aria, (con pilota a bordo)
si scatenò una “corsa al volo” di cui anche Nosari rimase affascinato, dopo aver
assistito a Brescia ad alcune gare d’aviazione. Nel 1910 si propose di costruire
in proprio un aereo, tipo Bleriòt, con canne d’acciaio. Realizzò un biplano
lungo 7,80 metri, con un’apertura alare di 6,80 metri. Costruì personalmente
anche il motore, premiato con medaglia d’oro della Camera di Commercio a
S.Pellegrino Terme. Il velivolo fu benedetto nell’ottobre del 1910 ed esposto a
Bergamo, Alzano e al Teatro Sociale di Gandino. Nell’aprile del 1911 Nosari fu
fra gli aviatori impegnati ad Osio Sotto nei voli inaugurali del locale campo di
aviazione, mentre il 6 luglio 1912 ottenne il brevetto di aviatore nr. 142 al
Campo Mirafiori di Torino.
Il 19 settembre di quello stesso anno Nosari, con un «Asteria 3», stabilì il
nuovo primato italiano di altezza con passeggero, raggiungendo sopra Torino la
quota di 1200 metri. Un volo di circa 80 minuti, sorvolando Superga e la Mole
Antonelliana. Un’impresa memorabile che fece scalpore nelle cronache del tempo.
Nei mesi successivi, in qualità di capo officina e montatore, lavorò alla messa
a punto del nuovo monoplano Asteria MB da 50 HP, realizzato dalla ditta di cui
era titolare Francesco Darbesio. Il 3 febbraio 1913 Nosari decollò da Mirafiori
schiantosi al suolo poco dopo. Il 4 febbraio 1913 il quotidiano La Stampa
pubblicò un’ampia cronaca dello schianto, con le prove fallite e i dettagli di
quel tragico giorno. In essa si legge fra l’altro: «Un’altra vittima
dell’aviazione: Giuseppe Nosari, un giovane pilota della Società costruttrice
Asteria, mentre ieri, nel pomeriggio, al Campo di Mirafiori stava provando un
monoplano, è caduto da circa venti metri di altezza, riportando la frattura
della volta cranica, con violenta commozione cerebrale e diverse ferite in varie
parti del corpo, in seguito alle quali cessava di vivere poco dopo all’Ospedale
Mauriziano dove lo avevano trasportato d’urgenza. (…) Ogni giorno passava lunghe
ore attorno alle eliche, ai motori, alle grandi ali dei leggeri velivoli, dei
quali conosceva ogni più minuto particolare di struttura con quella competenza
resa tanto più salda dal grande amore per questo bellissimo, ma terribile mezzo
di locomozione».
«Erano le 17 - si legge ancora - scendevano appena le prime ombre della sera,
ma per una prova vi era ancora tempo. Questa volta la partenza fu più agile e
sicura: dopo quaranta metri l’apparecchio si alzò, avanzò per un chilometro
circa, a quindici metri dal suolo. (…) Gli amici ed i compagni che tenevano gli
occhi fissi all’apparecchio, videro ad un tratto questo “impennarsi” con
l’elica, cioè, dritta verso il cielo. (…) Coloro che di lontano videro tale
repentino movimento alzarono istintivamente le braccia in un gesto di spavento e
non ebbero tempo di gridare una parola, che il monoplano, ripiegandosi in
avanti, precipitava verticalmente e si infrangeva sul terreno con un tonfo
sordo. Fu un accorrere confuso, angoscioso».
La notizia della tragica morte dell’aviatore gandinese fece il giro del mondo
e finì sulle pagine del prestigioso New York Times, negli Stati Uniti, il 4
febbraio 1913. La salma di Nosari riposa nel cimitero di Gandino e a lui è
dedicata una via in paese. Nel 1967 fu posta una stele in bronzo all’aeroporto
di Orio al Serio, per ricordare i pionieri bergamaschi del volo. Vi erano fusi i
nomi di Luca Bongiovanni, Aldo Colleoni, Enrico Legler, Stefano Minossi e quelli
di due gandinesi: Giuseppe Nosari e Vincenzo Rudelli, fra i principali animatori
del Club di Aviazione. La mostra di Gandino ha anche evidenziato come tecnologia
e sviluppo di mezzi meccanici abbiano chiesto negli anni un tributo di vite
umane. Verrà esposto a tal fine il motore di un aereo da turismo Rockwell
Commander 112TC. E’ il triste cimelio del 18 aprile 2002, quando l’aereo,
pilotato dallo svizzero Luigi Fasulo, si schiantò contro il Pirellone a Milano,
provocando la morte del pilota e di due funzionarie che lavoraravano al 26°
piano della Regione. A molti tornò alla memoria l’attentato delle Torri Gemelle,
ma l’inchiesta chiarì che si trattò di un errore del pilota. Il motore è stato
acquistato nei mesi scorsi da Piero Spampatti, che nella sede della Plastitalia
di Casnigo custodisce un vero e proprio Museo di moto, auto, biciclette e
memorabilia di indubbio interesse. Suo anche il motore sezionato di un aereo
Antonov di produzione sovietica, che consente di ammirarne dal vivo principi e
funzionamento.
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