Apice (Benevento) - Sono mesi che riceviamo continue segnalazioni di cittadini apicesi che lamentano il malfunzionamento dell’unico ufficio postale rimasto in paese: disservizi, code estenuanti anche per pagare una semplice pratica, una struttura che non sembrerebbe in grado di ricevere il bacino di utenza di uno dei paesi più grandi del Sannio, a cui si aggiunge il disagio di un postamat continuamente fuori servizio. Oggi, a seguito di tale stato, il presidente dell’associazione Apice Libera Onlus, Antonio Mesisca, “insieme a chiunque abbia voglia di affrontare il problema poste”, si fa promotore di una petizione popolare finalizzata a sollecitare l’amministrazione comunale e Poste Italiane verso un’auspicabile risoluzione del disagio. “Non vuole essere una protesta contro i dipendenti – chiarisce da subito Mesisca – ma contro un sistema poste che qui ad Apice non funziona da decenni. Nel 2013 sono stati chiusi, nel raggio di 4 km, ben quattro uffici postali, ad Apice Vecchia, Calvi, San Giovanni a Morcopio e Castel del Lago. Alla luce di tutte queste chiusure, la struttura che ora esiste ad Apice è inadeguata per servire il sesto comune più grande del Sannio. Tra l’altro, non si è mai chiarita la questione dell’amianto che sembrerebbe ancora essere parte integrante dell’edificio. Vorrei ricordare che strutture postali identiche a quella di Apice, come a San Giorgio del Sannio e Pietrelcina, sono state chiuse. Il postamat è continuamente fuori servizio, con l’aggravio che le persone sono costrette a recarsi in banca per effettuare i prelievi, pagando 2 euro e 50 centesimi a commissione in più. Almeno 10 giorni al mese l’ufficio postale è praticamente inavvicinabile, off limits, per via delle pensioni. Per chi invece deve pagare i una semplice bolletta, durante quei giorni, o è costretto a tornare a casa o a recarsi altrove con ulteriori aggravi e supplementi. Insomma- commenta Mesisca- è una vergogna. All’interno dell’ufficio, inoltre, ci sono pochi metri quadri e la privacy non esiste. Ci sono file estenuanti ed un servizio pessimo che scoraggia chi deve compiere delle operazioni.” Sabato Blaso, membro del direttivo Apice Libera aggiunge: “Gli sportelli dovrebbero funzionare uno per la corrispondenza, uno per i contanti e pagamenti ed un altro per i correntisti, quest’ultimo contrassegnato dal codice alfanumerico H, il quale è sempre caratterizzato da file lunghissime. Ho visto gente che per ritirare la pensione si è recata la mattina alle 6 davanti all’ufficio postale, una volta, durante l’inverno scorso, vidi addirittura delle persone con un braciere per riscaldarsi in attesa dell’apertura. Quando c’era il direttore Giovanni Fucci la situazione era migliorata, infatti quando vedeva uno sportello intasato se ne occupava in prima persona.” Concludendo: “A breve – spiega Mesisca – saranno disponibili dei moduli per la sottoscrizione delle firme, che metteremo nei locali commerciali o allestendo dei gazebo durante il mercato, in modo da sottoporre la questione a Poste Italiane e alla stessa amministrazione comunale, la quale deve prendersi le sue responsabilità in quanto anche l’Ente le ha”.
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